Il 2008 segna ed ha gia segnato eventi di fondamentale importanza. Ci avviamo ad una nuova tornata elettorale e l'intera cittadinanza, a partire dai più giovani, si interroga sulle cause di tale circostanza.
Un paese sano e progredito non può arrivare ad elezioni anticipate dopo appena due anni scarsi di legislatura e tra l'altro con dinamiche alquanto oscure e ancora oggi poco chiare.
Lasciando da parte rimproveri moralistici e "bacchettoni" ad una coalizione, quella dell'unione, incapace davvero di esprimere una maggioranza solida e coesa nelle attività basilari di una legislatura, dobbiamo ad onor del vero riconoscere che i risultati sono dalla parte del centro-sinistra: il debito pubblico è tornato entro margini di accettabilità,la lotta all'evasione è risultata efficiente, le politiche sociali si sono incamminate, seppur a fatica, entro i binari di riforme almeno nella teoria propositive e nuove. Ovvio, non è bastato!
D'altra parte con una maggioranza risicata al senato e molto spesso in dubbio anche alla camera, non era possibile fare miracoli.cio che in realtà preoccupa è l'andamento generale del nostro paese, del nostro sistema politico, che sembra essersi oramai arenato nei retaggi di una cultura di vecchio stampo democristiano.
Si ripete spesso che la politica è vecchia ed è vero; come se non bastasse la caduta del governo Prodi non ha prodotto quel processo di radicale cambiamento in ambito sociale e politico che molti aspettavano come si aspetta la manna dal cielo. Sono nati due nuovi accorpamenti politici: da un lato il partito dell'imprenditoria di destra regnato dal duce Berlusconi e dall'altro un partito che nei suoi ultimi sviluppi sembra essersi già pregiudicato la via per un crescita sana ed autonoma.
Era opinione dei più che veltroni avesse posto le basi per un cambiamento radicale, invece... invece"la volontà di potenza"ha prevalso al punto che il PD (molto più legato nelle sue fondamenta ad un moderatismo di sinistra) ha deciso per una quanto mai insolita e burrascosa convivenza col partito dei radicali.
Dall'altra parte la situazione si presenta ancor più incerta e problematica: dall'altra parte c'è infatti la coscienza della passata legislatura guidata da Berlusconi. La storia è risaputa e non vale neanche la pena di parlare di un politicante tra i peggiori della seconda repubblica.
La destra però ha dalla sua i motivi della crisi di governo ("la sinistra comunista attenta alla libertà ed alla sicurezza dei cittadini") e un corpus politico senz'altro più coeso.
Il partito di Berlusconi infatti conta tre forze portanti: AN, Lega Nord e FI.
Forza Italia rappresenta il centro di questo microcosmo intorno a cui ruotano il partito di Calderoli e Borghezio, che ancora vanno sbandierando la trita e ritrita storia del federalismo(accusando tra l' altro dal sommo della propria scienza studiosi e politici di grande importanza come Cattaneo che il federalismo lo ha proposto ai tempi dell' unita) e il partito di fini che, sicuro di una cospicua eredità da ricevere direttamente dal compagno Berlusconi, ha rinnegato la stessa matrice ideologica del suo partito. Questi agli occhi di Veltroni e Berlusconi avrebbero dovuto essere i due partiti a contendersi la guida del paese! Insomma, appena dopo la crisi di governo, si era già proiettati nellà Italia di Veltrusconi come qualch'uno l'ha definita. Non è andata proprio così. La coalizione di centro destra si è disciolta dando vita a tre blocchi politici differenti e l'unione, dopo il collasso del governo prodi ha dato vita a due formazioni apparentemente nuove ma in realtà retaggio di vecchie tradizioni.
Appare chiaro che la lotta alla frammentazione politica (resa possibile da una legge elettorale che rende eccessivamente influenti i piccoli partiti) è stata un fallimento.
La nostra parola d'ordine, dinanzi ad un disastro di proporzioni mai conosciute finora, è il cambiamento!
Contro la politica ormai muffita e maleodorante che ha finito il suo corso biologico, le redini dello stato devono passare alle nuove generazioni.
Questo sarà possibile solo attraverso un rinnovato slancio da parte delle giovani menti, solo attraverso la riconquista del senso dello stato.non possiamo più permetterci di indugiare: l' italia deve conoscere una nuova stagione della speranza, una ventata di sano e concreto impegno sociale, una nuova politica che sia davvero la politica dei cittadini, la politica del popolo, la politica dei giovani, la politica del sostegno.
Bisogna in breve rifondare radicalmente il sistema dalle radici. Ho riflettuto sulle possibili soluzioni a questi problemi e, sebbene le mie proposte non saranno complete o comunque non risponderanno definitivamente alle esigenze di un rapido cambiamento, di certo si presenteranno come un primo sforzo per risolvere una seri di questioni reputate di vitale importanza. E' necessario prima di tutto ridare dignità al lavoro in tutti i suoi aspetti. Nella storia, dettata da un costante ripetersi di una dialettica servo padrone, il lavoro non è soltanto motore delle vicende reali ma anche e soprattutto il segno distintivo dell'umanità. Non si può più permettere che il lavoro salariato sia ancora oggi sfruttato e sottopagato, non possiamo più sopportare il degrado alla bestialità di alcune categorie lavoratrici.
Vanno migliorate non soltanto le condizioni di sicurezza del lavoro ma anche i compensi: infatti solo l'aumento dei salari potrà consentire la costante rimissione di denaro nel mercato ed una conseguente ripresa del sistema economico. E' ovvio che un' operazione del genere sarà necessaria dar fondo alle risorse statali che dovranno essere a loro volta adeguatamente rinpinguate tramite la lotta all' evasione, la tassazione delle rendite finanziarie e un taglio netto ai costi dela politica.
Altro punto di fondamentale importanza in questo senzo è la lotta al precariato. Proporre un' ardua battaglia contro quella che è una vera piaga della nostra realtà attuale a molti potrebbe sembrare un' utopica campagna demagogica condita con tanto di abilità oratoria. Non è così: il precariato rappresenta una minaccia non solo per i più meritevoli e brillanti studenti italiani, costretti (anche da una società cvhe ha seppellito la meritocrazia ormai da almeno quarant'anni) a all' estero, ma anche per l' economia del paese! non a caso molto delle più grandi crisi recessive della storia hanno avuto non solo come conseguenza ma anche come causa collaterale precariato e disoccupazione. Parlando di disoccupazione e precarietà abbiamo toccato un altro aspetto della crisi italiana di inizio secolo: quello dell' istruzione.
Ritengo che un paese che non dia spazio alla cultura e alla conoscenza sarà sempre destinato alla marginalità e alla miseria.
Qual è la civiltà di un paese che non investe nella cultura?
Ricapitolando mi pare opportuno osservare che almeno quattro sono i punti di estrema urgenza sui quali bisognerà insistere insieme fin da subito:
1. lavoro sicuro per tutti
2. aumento dei salari
3. lotta alla precarietà
4. rivalutazione della cultura
Per questo, rivolgendomi soprattutto ai giovani da giovane quale sono, esprimo il mio rammarico davanti all' attuale politica e rilancio con maggiore decisione l'esigenza di un nuovo impegno solidale e partecipato.
Lo stato non è alieno alla nostra realta: noi rappresentiamo lo stato e noi soltanto potremo insieme sconfiggere i cannibali che ne stanno divorando l'immagine e l'essenza!
La historia és nuestra!!!
Un paese sano e progredito non può arrivare ad elezioni anticipate dopo appena due anni scarsi di legislatura e tra l'altro con dinamiche alquanto oscure e ancora oggi poco chiare.
Lasciando da parte rimproveri moralistici e "bacchettoni" ad una coalizione, quella dell'unione, incapace davvero di esprimere una maggioranza solida e coesa nelle attività basilari di una legislatura, dobbiamo ad onor del vero riconoscere che i risultati sono dalla parte del centro-sinistra: il debito pubblico è tornato entro margini di accettabilità,la lotta all'evasione è risultata efficiente, le politiche sociali si sono incamminate, seppur a fatica, entro i binari di riforme almeno nella teoria propositive e nuove. Ovvio, non è bastato!
D'altra parte con una maggioranza risicata al senato e molto spesso in dubbio anche alla camera, non era possibile fare miracoli.cio che in realtà preoccupa è l'andamento generale del nostro paese, del nostro sistema politico, che sembra essersi oramai arenato nei retaggi di una cultura di vecchio stampo democristiano.
Si ripete spesso che la politica è vecchia ed è vero; come se non bastasse la caduta del governo Prodi non ha prodotto quel processo di radicale cambiamento in ambito sociale e politico che molti aspettavano come si aspetta la manna dal cielo. Sono nati due nuovi accorpamenti politici: da un lato il partito dell'imprenditoria di destra regnato dal duce Berlusconi e dall'altro un partito che nei suoi ultimi sviluppi sembra essersi già pregiudicato la via per un crescita sana ed autonoma.
Era opinione dei più che veltroni avesse posto le basi per un cambiamento radicale, invece... invece"la volontà di potenza"ha prevalso al punto che il PD (molto più legato nelle sue fondamenta ad un moderatismo di sinistra) ha deciso per una quanto mai insolita e burrascosa convivenza col partito dei radicali.
Dall'altra parte la situazione si presenta ancor più incerta e problematica: dall'altra parte c'è infatti la coscienza della passata legislatura guidata da Berlusconi. La storia è risaputa e non vale neanche la pena di parlare di un politicante tra i peggiori della seconda repubblica.
La destra però ha dalla sua i motivi della crisi di governo ("la sinistra comunista attenta alla libertà ed alla sicurezza dei cittadini") e un corpus politico senz'altro più coeso.
Il partito di Berlusconi infatti conta tre forze portanti: AN, Lega Nord e FI.
Forza Italia rappresenta il centro di questo
Appare chiaro che la lotta alla frammentazione politica (resa possibile da una legge elettorale che rende eccessivamente influenti i piccoli partiti) è stata un fallimento.
La nostra parola d'ordine, dinanzi ad un disastro di proporzioni mai conosciute finora, è il cambiamento!
Contro la politica ormai muffita e maleodorante che ha finito il suo corso biologico, le redini dello stato devono passare alle nuove generazioni.
Questo sarà possibile solo attraverso un rinnovato slancio da parte delle giovani menti, solo attraverso la riconquista del senso dello stato.non possiamo più permetterci di indugiare: l' italia deve conoscere una nuova stagione della speranza, una ventata di sano e concreto impegno sociale, una nuova politica che sia davvero la politica dei cittadini, la politica del popolo, la politica dei giovani, la politica del sostegno.
Bisogna in breve rifondare radicalmente il sistema dalle radici. Ho riflettuto sulle possibili soluzioni a questi problemi e, sebbene le mie proposte non saranno complete o comunque non risponderanno definitivamente alle esigenze di un rapido cambiamento, di certo si presenteranno come un primo sforzo per risolvere una seri di questioni reputate di vitale importanza. E' necessario prima di tutto ridare dignità al lavoro in tutti i suoi aspetti. Nella storia, dettata da un costante ripetersi di una dialettica servo padrone, il lavoro non è soltanto motore delle vicende reali ma anche e soprattutto il segno distintivo dell'umanità. Non si può più permettere che il lavoro salariato sia ancora oggi sfruttato e sottopagato, non possiamo più sopportare il degrado alla bestialità di alcune categorie lavoratrici.
Vanno migliorate non soltanto le condizioni di sicurezza del lavoro ma anche i compensi: infatti solo l'aumento dei salari potrà consentire la costante rimissione di denaro nel mercato ed una conseguente ripresa del sistema economico. E' ovvio che un' operazione del genere sarà necessaria dar fondo alle risorse statali che dovranno essere a loro volta adeguatamente rinpinguate tramite la lotta all' evasione, la tassazione delle rendite finanziarie e un taglio netto ai costi dela politica.
Altro punto di fondamentale importanza in questo senzo è la lotta al precariato. Proporre un' ardua battaglia contro quella che è una vera piaga della nostra realtà attuale a molti potrebbe sembrare un' utopica campagna demagogica condita con tanto di abilità oratoria. Non è così: il precariato rappresenta una minaccia non solo per i più meritevoli e brillanti studenti italiani, costretti (anche da una società cvhe ha seppellito la meritocrazia ormai da almeno quarant'anni) a
Ritengo che un paese che non dia spazio alla cultura e alla conoscenza sarà sempre destinato alla marginalità e alla miseria.
Qual è la civiltà di un paese che non investe nella cultura?
Ricapitolando mi pare opportuno osservare che almeno quattro sono i punti di estrema urgenza sui quali bisognerà insistere insieme fin da subito:
1. lavoro sicuro per tutti
2. aumento dei salari
3. lotta alla precarietà
4. rivalutazione della cultura
Per questo, rivolgendomi soprattutto ai giovani da giovane quale sono, esprimo il mio rammarico davanti all' attuale politica e rilancio con maggiore decisione l'esigenza di un nuovo impegno solidale e partecipato.
Lo stato non è alieno alla nostra realta: noi rappresentiamo lo stato e noi soltanto potremo insieme sconfiggere i cannibali che ne stanno divorando l'immagine e l'essenza!
La historia és nuestra!!!
Davide Angelucci

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